Gli inquilini della Fondazione Ludovico Antonio Muratori hanno raccontato ad Avvenire la loro esperienza a margine della presentazione del Resoconto sociale della Flam

Il desiderio di «ripensare le strutture», già espresso dall’arcivescovo Erio Castellucci al Sinodo, si incarna nell’operato della Fondazione Ludovico Antonio Muratori, riportato nel Resoconto sociale 2024-2025, pubblicato dall’ente. Per l’arcivescovo, «mettere a disposizione un alloggio», in piena crisi abitativa, è un modo di «restare fedeli» all’identità ecclesiale, fondata sull’«amore del prossimo». Parole confermate dagli stessi inquilini che, interpellati da Avvenire, hanno raccontato la loro esperienza con la Fondazione. «Ora riesco a mettermi in piedi, anche se la strada è ancora lunga, ripida e in salita», ci dice Luana Manca, 45 anni, nata e cresciuta a Magreta. «Basta poco per trovarsi nella strada», confida. «A me è capitato perché ho fatto un investimento sbagliato. E ci sono rimasta per tre anni». Ha ritrovato casa a Magreta ma ora vive a Modena, gestisce un bar e può occuparsi di suo marito, seguito dal Centro per la salute mentale. «Mi sento più sicura: non solo per la casa, ma perché sono meno sola. Con loro (gli operatori, ndr) mantengo un dialogo costante».
Parlano anche Zakaria e Alí, due giovani somali, anche loro residenti a Modena. «Ho cercato casa per cinque anni», racconta Zakaria che, come tanti, si è pure sentito dire: «Non affittiamo agli stranieri». La differenza, per loro, riguarda «non solo la casa», ma anche la «consapevolezza» nata dal «confronto» con gli operatori Flam. A differenza loro Mohammed Alí, 25enne, sposato, una casa ce l’aveva. «Era diventata una prigione, senza servizi essenziali, in mezzo ai lavori del Centodieci, in seguito bloccati». «Li ho conosciuti in tempo», sostiene Mohammed, entrato nell’appartamento nel giorno in cui è nata sua figlia. «Posso dedicarmi a lei. E al futuro». Prende parole anche Gerardo Ramundo, classe ’61, trasferitosi in Emilia-Romagna a 17 anni. Lui, come Luana, è sempre stato a Magreta. «La vita condominiale era diventata complicata e l’immobile è stato messo in vendita». Anche per lui il passaggio a Modena è stato positivo. «Qui mi rispondono quando chiamo e ho bisogno».

