La collaborazione con il Servizio Caritas: accoglienze e termometro sociale

Il Centro Papa Francesco ha accolto alcuni richiedenti alloggio nel corso del 2025, secondo il Bilancio sociale presentato nel 2025 dall’Organismo pastorale

Un’attività presso il Centro Papa Francesco (via dei Servi 18)

Nel corso del 2025 il Centro Papa Francesco (Cpf) del Servizio Caritas ha ospitato tre persone inviate dalla Fondazione Ludovico Antonio Muratori, offrendo un’accoglienza temporanea verso altra soluzione abitativa. Così lo rileva il Bilancio sociale 2025 presentato dal Servizio, che per la prima volta unisce le esperienze delle Chiese di Modena-Nonantola e di Carpi.

Inaugurato nel 2018, il Cpf è «il contesto educativo e di inclusione sociale» che il Servizio Caritas predispone per «accogliere famiglie e persone in situazione di vulnerabilità, fragilità o marginalità». Nel Bilancio sociale viene descritto come un luogo di «accompagnamento, osservazione, relazione e promozione dell’autonomia».

Caritas sottolinea che «il tema dell’abitare è la grande emergenza per la tenuta sociale del territorio». A tal punto che «circa il 95 % delle famiglie che si rivolgono a Caritas vivono in affitto». Stando ai dati raccolti dal Servizio, nel 2025, Caritas ha erogato «336 interventi diretti tra rimborsi affitti e bollette».

Inoltre, la Fondazione si avvale del “Termometro sociale”, uno strumento elaborato e applicato dal Servizio Caritas – con la supervisione scientifica del Dipartimento Fisppa dell’Università degli Studi di Padova – per «ridurre i possibili elementi di discrezionalità nella selezione dei richiedenti di un alloggio».

Il “Termometro sociale” indaga, nel richiedente alloggio, le competenze di osservazione; anticipazione delle ricadute e delle proprie azioni altrui sulla comunità; gestione degli aspetti critici secondo modalità adeguate e pertinenti alla costruzione e mantenimento della coesione sociale della comunità. Si tratta di «tre competenze cardine responsabilità condivisa all’abitare» che «consentono di osservare le modalità interattive» messe in campo dagli abitanti in «molteplici aree di indagini», tra cui gestione delle controversie e degli spazi comuni e della propria abitazione.