Il Resoconto sociale 2024-2025 è disponibile online: i primi esiti, apprendimenti e orientamenti
Da sinistra Maletti, mons. Gazzetti, Valenzano, Vaccari e BarbieriIl documento è stato presentato il 22 aprile in arcivescovado: 383 unità immobiliari, di cui 308 a uso abitativo, e 1 milione 600mila euro in ristrutturazioni. Monsignor Gazzetti (presidente): «Sosteniamo persone e famiglie in difficoltà, favorendo la loro autonomia personale e lavorativa»
È online il Resconto sociale 2025 della Fondazione Ludovico Antonio Muratori, presentato al pubblico il 22 aprile, in arcivescovado, alla presenza del presidente della Fondazione monsignor Giuliano Gazzetti (vicario generale dell’arcidiocesi), la vicepresidente Francesca Maletti (vicesindaca del Comune di Modena) e il direttore Federico Valenzano. La Flam è stata costituita il 24 maggio 2024 da undici fondazioni preesistenti, sorte da altrettante opere pie (alcune di esse risalgono anche al 1700). L’ente gestisce un patrimonio di 383 unità immobiliari – di cui 308 a uso abitativo – e opera interventi sociali a favore di persone e famiglie in condizioni di difficoltà, attraverso assegnazione di alloggi (con canoni concordati), erogazione di borse di studio, contributi economici e altre forme di sostegno. La Fondazione ha anche investito 1 milione 600mila euro in ristrutturazioni e ha inserito decine di famiglie nelle proprie unità abitative.
Monsignor Gazzetti ha sottolineato che l’ente ha l’obiettivo di «sostenere persone e famiglie in difficoltà» e favorire la loro «autonomia personale, sociale e lavorativa». È anche questione di «sostenibilità», che serve a garantire la sicurezza delle abitazioni. La Flam non punta quindi a risolvere l’emergenza abitativa, ma offre un segno concreto». Cioè, risponde al «bisogno di aiuto» e promuove la dignità delle persone e famiglie accompagnate». E lo fa attraverso «nuovi criteri per l’assegnazione dell’alloggio», tenendo conto della dimensione economica, sociale e sanitaria del nucleo.
Anche Francesca Maletti ha riconosciuto l’importanza dell’unificazione le Fondazioni preesistenti, che apre una «mappa sulle risorse a disposizione del territorio» a partire dalle «necessità delle persone e delle famiglie» seguite dall’ente. «Non parliamo solo di muri, ma anche di uno stile nuovo, comunitario, che risponde al bisogno reale delle famiglie», ha aggiunto Maletti.
«La Flam desidera rappresentare un’Opera-segno per l’abitare, attraverso microcontesti generativi che favoriscono comunità coese e solidali», ha osservato Federico Valenzano, ribadendo che la Fondazione «non ha l’ambizione di rispondere all’emergenza abitativa» ma propone un «modello responsabile di abitare». «La locazione non è a tempo indeterminato: prevede una durata da cinque a dieci anni, utili perché l’inquilino raggiunga un obiettivo di vita, condiviso già al momento della richiesta», ha proseguito il direttore, osservando che la casa «è un mezzo e non il fine» del progetto. Risulta perciò decisivo «l’accompagnamento dedicato dagli operatori Flam durante il periodo di locazione» affinché l’assegnazione della casa possa aprire a «percorsi di evoluzione nella vita delle persone», ha concluso Valenzano.